Vitigni

I terreni

Tutti i terreni della nostra azienda agricola sono certificati biologici da ICEA.
In campagna non utilizziamo diserbi né trattamenti sistemici; ci limitiamo all’utilizzo di poltiglia bordolese (rame e zolfo) in dosi minime e solo quando strettamente necessario.

Il lavoro in vigna è continuo, in particolare in primavera ed estate con accurate scacchiature per selezionare germogli, sfemminellare, defogliare e diradare.

In cantina le fermentazioni avvengono in modo spontaneo, senza l’utilizzo di coadiuvanti enologici.
Le dosi di anidride solforosa sono ampiamente sotto il massimo consentito dalla stessa certificazione biologica (150mg/litro per i vini bianchi e 100mg/litro per i rossi), e nello specifico ci aggiriamo sui 50 mg/litro per i bianchi e 40mg/litro per i rossi.



La Lente di Sabbia e il SabbiaGialla

Il vigneto di Albana da cui proviene il SabbiaGialla è stato piantato circa 30 anni fa da Don Antonio ed è il risultato di un'accuratissima selezione massale di vecchi cloni di Albana di Romagna scelti personalmente da lui e suo padre.

Il nome SabbiaGialla non è frutto di pura fantasia: il vigneto di Albana cresce sulla marzana, bolle emerse di sabbia gialla di origine pleistocenica che caratterizzano inconfondibilmente i suoli di queste colline. 

Gli studi effettuati dagli esperti in seguito al ritrovamento del sito archeologico di Monte Poggiolo hanno dimostrato che tutto il territorio collinare di Oriolo, Castiglione e Monte Poggiolo un milione di fa coincideva con una zona costiera di delta fluviale.
I sedimenti sabbiosi rilasciati dal mare Adriatico e dai fiumi che attraversavano questi territori affiorano ora in superficie.

Si tratta di vere e proprie bolle di sabbia gialla, in alcuni punti perfettamente visibili a occhio nudo mentre in altri più in profondità, intercalate ad argille calcaree e argille rosse.
Queste colline fanno dunque parte di quella che molti geologi hanno definito una Lente di Sabbia.

La scelta di piantare Albana su questa tipologia di terreno è risultata nel tempo davvero molto felice, in quanto si è rivelato un vitigno estremamente vigoroso e produttivo.
Il terreno povero ne stimola una crescita e curve di maturazione più lente; le gradazioni alcoliche sono notevoli, come altrettanto ragguardevole è l’acidità del vino che otteniamo ogni anno.

In primavera i grappoli di ogni vite di Albana fioriscono in momenti diversi, perciò la maturazione avviene in diversi momenti dell’arco della vendemmia.
La nostra personale interpretazione dell’Albana si traduce in una serie ripetuta di raccolte e altrettante micro vinificazioni per cercare di raccogliere i grappoli al giusto stadio di maturazione.

Il numero di raccolte varia in base all’andamento della singola annata.
Nel 2014 sono state tre: i grappoli della prima erano giunti a maturazione a metà settembre, quelli della seconda 10 giorni più tardi, con un primo accenno di muffa nobile, mentre la terza raccolta era stata totalmente colpita da Botritys Cinerea.

Ogni raccolta è stata micro vinificata singolarmente in vasca di acciaio e ha effettuato due giorni di macerazione sulle bucce per estrarre colore e tannino, caratteristico del vitigno. Ogni vasca presentava un diverso grado di maturazione dell’Albana e due di queste avevano percentuali diverse di muffa nobile.

L’assemblaggio avviene in genere all’inizio di gennaio; segue l’imbottigliamento tra marzo e aprile dell’anno successivo alla vendemmia.



Il Centesimino o Savignon Rosso

La storia di questo vitigno romagnolo - chiamato comunemente Savignon Rosso pur non presentando alcuna affinità con il Cabernet Sauvignon - ha inizio attorno al 1940, nel periodo post fillosserico.

La sua riscoperta e diffusione si deve al faentino Pietro Pianori, soprannominato Centesimino per via della sua nota avarizia. Pianori trovò questa varietà nel suo giardino nel centro di Faenza e propagò le marze del vitigno nel suo podere Terbato, a due passi dalla Torre di Oriolo dei Fichi. 

L'analisi del DNA effettuata presso i laboratori dell'istituto Agrario di San Michele all'Adige ha dimostrato che il Centesimino è una varietà unica e autoctona della Romagna, ed è stata iscritta al registro nazionale delle varietà delle viti solo nel 2004.

L’uva è aromatica a bacca rossa.

La vigna di Centesimino di Pietro Pianori è sopravvissuta al Podere Terbato fino al 1980.
Prima che venisse abbattuta, Don Antonio Baldassari recuperò le marze e fece ricrescere il vigneto a San Biagio Vecchio.

I vivaisti della nostra zona concordano sulla particolarità del nostro biotipo di Centesimino, caratterizzato da un piccolo grappolo e da una foglia differente dagli altri cloni presenti nei loro vivai.
Le viti di San Biagio Vecchio custodiscono un DNA purissimo e non “imbastardito” (frequente conseguenza del recupero delle barbatelle).

Nell’artigianale operazione di recupero di don Antonio la vigna ha portato con sè buona parte delle problematiche del vigneto madre: molte piante nel tempo si sono ammalate, e attualmente la nostra produzione si attesta intorno alle 500 bt/anno di Centesimino secco e altrettante di passito.


Dal 2012 la nostra azienda agricola si è allargata grazie ai nipoti di Pietro Pianori, Carlo e Giorgio Mingazzini, che ci hanno proposto di gestire lo splendido podere di Terbato sostenendo la nostra iniziativa di riportare qui il Centesimino, assente da quasi 30 anni.
Abbiamo svolto il lavoro nel 2015 scegliendo dapprima le piante migliori della vigna di San Biagio Vecchio; le marze sono state poi innestate su 4000 piantine di due anni che abbiamo piantato a mano ricostruendo il vigneto.

Il dialetto del posto, parlato dagli anziani contadini, indica il podere Terbato col termine Tarbe’: da qui la nostra decisione di chiamare MonteTarbato il nostro Centesimino, per legarlo indissolubilmente alla terra dove è tornato a rivivere.

Prenderci cura di questo luogo è per noi tanto un onore quanto una grande responsabilità: fu proprio qui che Pianori negli anni ’40 salvò il Centesimino dall’estinzione, e per noi questo ha un sapore davvero speciale! 

È un luogo unico e affascinante,
nascosto dal folto dei cipressi e dalla vegetazione.
Nessuno lo nota, eppure molti lo sfiorano.

Un'antica casa colonica all'ombra di una maestosa quercia secolare,
Un piccolo pozzo e un panorama mozzafiato sulla Torre di Oriolo.
Due ettari di Sangiovese, qualche ulivo e un po’ di seminativo a Gentil Rosso
circondati da un incantevole e magico silenzio.




“Potatura soffice”

Nell’inverno 2009 abbiamo preso parte al progetto “Potatura soffice” partecipando ai corsi organizzati dagli agronomi Simonit e Sirch presso il centro studi Enzo Morganti a Castelnuovo Berardenga, Siena.
Simonit e Sirch hanno recuperato un antico sistema di potature e l'hanno applicato alla viticoltura moderna.

L’approccio è individuale e consiste in interventi mirati pianta per pianta, con potature sul legno giovane.
L’obiettivo è quello di rendere produttivo un vigneto per almeno 50 anni e contribuire nella prevenzione delle malattie del legno della vite.



Siamo rimasti entusiasti e abbiamo deciso di applicare la potatura soffice a tutti i nostri vigneti, per proteggerli e preservarli nel tempo con quanta più cura possibile.

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